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Torino 16.11.2008
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LA STORIA DI GIUSEPPE COPPOLA

Vi racconto una storia.

Tutto è iniziato alla fine degli anni ’80. Avevo appena finito il Liceo e mi ero iscritto all’Università. L’esame di Maturità era stato veramente un incubo, avevo balbettato veramente tanto (con tutti i tic che avevo, penso che lo spettacolo sia stato raccapricciante…). Il primo esame della facoltà di economia aveva avuto un esito simile e, malgrado il superamento del primo scoglio universitario, non potevo andare avanti così, quello che pensavo era molto meglio di ciò che riuscivo a esprimere a parole.

Che fare? I corsi possibili li avevo già frequentati tutti e nessuno era riuscito a darmi dei risultati duraturi, ero stanco e sfiduciato.
Stanco di sentirmi responsabile dei fallimenti altrui, stanco di far spendere soldi ai miei genitori per poi sentirmi dire dal “professorone” di turno che se non riuscivo a farcela era perché non mi impegnavo abbastanza, non facevo abbastanza esercizio o non ero abbastanza maturo!

Ma, quant’è abbastanza? Ero sicuro che se mi avessero dato la possibilità di farcela, ce l’avrei fatta e poi, se fosse stato vero che il corso funzionava, perché ogni anno mi rimandavano l’invito ai corsi di “perfezionamento” (a pagamento) con tanto di bollettino postale precompilato?
Oltre tutto rimanevo in contatto con i miei compagni di sventura e sapevo benissimo che nessuno dei partecipanti andava oltre un piccolo e temporaneo miglioramento che poi svaniva dopo pochi giorni dal ritorno a casa. Lì dentro riuscivo a parlare correttamente, ma appena uscivo fuori, con le normali condizioni di ansia, ricominciavo quanto prima a balbettare.

Ero deciso a non vivere più le sensazioni che avevo provato alla fine dei corsi frequentati fino ad allora, dagli 8 anni, per 15 anni: studi di fonia tenuti da logopedisti o psicologi. Ogni corso che non risolve il problema della balbuzie, non solo è inutile, ma addirittura dannoso. L'insuccesso finisce per convincere sempre di più il balbuziente che nulla mai potrà farlo guarire. La disistima di sé, per l'ennesimo insuccesso, favorisce l'abbassamento della soglia di sopportazione dell'ansia, per cui si finisce per balbettare più di prima.
Si prova a guarire e si peggiora! Oltre al disagio profondo - alla fine di ogni corso sempre più doloroso del precedente-, perchè non riuscivo a guarire, sentivo di essere "sbagliato".
Il pensiero di dare un dispiacere ai miei, poi, mi faceva stare ancora più male. Mi convincevo che i medici avevano ragione, quando spiegavano le ragioni dell'insuccesso affermando che non mi ero applicato a sufficienza. Mi sentivo il più stupido degli esseri umani. Ho deciso dunque di non voler frequentare il corso, a cui mi si invitava per la terza volta.
Già. Potevo ritentare, non c'è due senza tre! Nonostante i miei genitori insistessero, ho detto no. Rifiutarmi di partecipare all'ennesimo corso non significava per me arrendermi. Anzi, tutt'altro. Avevo avuto un paio di intuizioni buone, che prendevano spunto da tecniche che avevo appreso in alcuni corsi - unico e, devo ammettere, importante debito che ho riguardo questi -.
Ho provato a mettere insieme alcuni "accorgimenti" che avevo imparato. Sono partito battendo le dita di una mano sulla gamba, per darmi il tempo. Se stavo in camera mia, riuscivo a seguire il tempo - ansia assente - ma quando uscivo, se m'inceppavo - balbettavo - si inceppava pure il dito! Grazie a questo ho capito - sembra strano, ma solo allora l'ho capito - che differenza - enorme - ci fosse tra parlare da soli e con gli altri, in mezzo agli altri.

Ho pensato quindi a uno strumento che scandisse un ritmo senza incepparsi. Un metronomo. Avevo già appreso la tecnica del metronomo. Chi me l'aveva suggerita, però, mi aveva detto di seguire il ritmo del metronomo con una parola ogni battito. Parlando a ritmi così lenti, avevo il tempo per poter vedere quando sarebbe arrivato il "blocco". Avevo la frase in mente e pure il punto in cui mi sarei bloccato! Ho adattato il metronomo a ritmi più veloci, alla velocità di chi parla senza balbettare. Ho fissato per ogni vocale un'apertura di bocca prestabilita, all'inizio molto allargata, mano mano sempre più naturale.
Ad ogni battito di metronomo una vocale, vocale con apertura di labbra prestabilita. Mi sono accorto che riuscivo a non balbettare. Mai!

Poi ho provato se riuscivo solo in camera mia o pure fuori.
Così ho sostenuto il secondo esame. Parlando al ritmo del metronomo la mia esposizione era chiarissima. Anche in situazione di ansia - esame universitario!!! - non balbettavo.

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