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Incontri Informativi Gratuiti
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Torino 16.11.2008
Inizio Corso 17.11.2008
Corsi Dicembre:
Veneto
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Per info e prenotazioni Numero Verde:
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Ulteriori Contatti:
347.3018000
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DETTAGLI PEDAGOGICI
I concetti alla base del metodo ideato da Giuseppe Coppola,
individuati confrontando la dizione dei non balbuzienti con quella
di chi si inceppa parlando, sono fondamentalmente due.
I balbuzienti hanno tutti, nel parlare, accenti sbagliati all’interno della frase,
oltre ad un rapporto completamente distorto tra stato di ansia e velocità dell’eloquio.
Nei primi 4-5 giorni di corso (che ha una durata complessiva di circa due settimane,
per un impegno di due ore al giorno), tramite esercizi specifici si concentra
l’attenzione sull’aspetto puramente tecnico del linguaggio, reimpostando dalla base
l’accentuazione delle parole all’interno della frase.
In questa prima fase risulta molto importante da parte dell’allievo concentrare
la sua attenzione maggiormente sulle regole di rieducazione linguistica che sul
contenuto di ciò che deve dire, più sul “come” che sul “cosa”. Ciò ha lo scopo non
solo di evitare che si pensi all’intera frase da dire (caratteristica tipica di
tutti i balbuzienti) con conseguente previa individuazione dei singoli blocchi
all’interno della stessa, ma anche di liberarsi gradualmente (nell’arco di tre-quattro
lezioni) della sensazione di sentirsi in balìa del disturbo, di non avere il controllo
completo sulle proprie parole. Infatti, spostando l’attenzione sugli esercizi da eseguire,
l’allievo giunge ad eliminare i blocchi non superandoli, semplicemente questi non gli
verranno neanche alla mente. Questo aspetto risulta essere fondamentale per il
successo finale: la consapevolezza di riuscire a pronunciare ogni singola parola si
voglia, la sicurezza di avere il totale controllo sulle proprie parole, fanno
sì che chi è abituato da tempo a doversi confrontare con la paura di incepparsi
si renda conto che il metodo è valido e pienamente efficace, e, di conseguenza,
porrà la massima attenzione affinché le nuove regole apprese divengano automatiche.
Dovendo apprendere tutta una serie di nuove regole per parlare, durante la prima
settimana di corso l’eloquio degli allievi sarà piuttosto lento. Ovviamente,
in questa fase “riabilitativa” non viene richiesto di utilizzare la nuova lingua
all’esterno, si inizieranno a verificare i risultati in condizioni di vita vissuta
soltanto nel momento in cui la velocità dell’eloquio sarà simile a quella considerata
“naturale” (intorno al nono-decimo giorno di corso).
Bisogna considerare che, nel soggetto balbuziente risulta invertito il rapporto
tra velocità dell’eloquio e stato di ansia. Per chi non balbetta,
il rapporto tra questi due elementi è inversamente proporzionale:
più l’ansia si manifesta, maggiore sarà la necessità di concentrarsi
su ciò che si deve dire, più bassa sarà la velocità di parola,
fino a raggiungere un perfetto equilibrio. Nei balbuzienti avviene
l’esatto contrario: in condizioni di ansia maggiore il balbuziente
cerca di parlare su ritmi sempre più alti, il che rende impossibile
l’allineamento tra pensiero e parola. Si crea il cosiddetto “effetto imbuto”
che non permette né di procedere né di tornare indietro. Purtroppo, però,
in questi casi, il classico invito dei genitori o di coloro che vorrebbero
dare una mano dicendo “stai calmo” oppure “vai piano”, non fa altro che
accrescere lo stato di disagio: rallentare in modo forzato significa
solamente aver maggior tempo per riconoscere i blocchi che stanno arrivando,
quindi la situazione non può che peggiorare.
Nella seconda parte del corso ci si concentra, quindi, su questo aspetto.
In seguito all’abilità acquisita nel riconoscere ed applicare le regole
oggetto della prima parte del corso, è possibile soffermarsi sul problema
della naturalità del ritmo della frase in tutti gli stati di ansia che si
presentano nella vita di ognuno di noi. La velocità dell’eloquio va a crescere
nel corso della seconda settimana, gradualmente, in maniera naturale e senza “strappi”.
Ciò è possibile in quanto le regole apprese nei giorni di corso precedenti
sono ormai acquisite, vengono applicate in maniera più naturale, senza più dovervi
concentrare tutta l’attenzione.
L’allievo, a questo punto, si rende conto che la
naturalità non è data dalla velocità in senso assoluto che si
riesce a raggiungere parlando (convinzione presente nella stragrande
maggioranza delle persone che si inceppano), ma piuttosto dalla giusta
progressione e dalla differenza tra velocità di inizio e velocità di fine frase.
Esattamente la stessa ritmica di coloro che parlano senza incepparsi.
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