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LA BALBUZIE

A parlare è Giuseppe Coppola, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la balbuzie è “Un disordine nel quale il paziente sa con precisione ciò che vuole dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizione e/o prolungamenti di suono”.

Sono anni che sento questa definizione, probabilmente è la più completa, però… secondo me manca qualcosa. Quello che non è mai stato preso in considerazione è l’aspetto più intimo, le sensazioni di un balbuziente nel momento in cui sente che quelle P, C, D, M (e chi più ne ha più ne metta) non vogliono proprio uscire. È stato proprio analizzare quel momento nel quale si prova a cambiare parola o ad inserire un intercalare per poter superare il blocco, che mi ha fatto capire perchè tutti coloro che avevano provato a curarmi non erano riusciti nel loro intento.

Io non penso che la Balbuzie sia soltanto il suo modo di estrinsecarsi, la Balbuzie non è soltanto la smorfia nel momento del blocco o il rossore che talvolta si impadronisce delle nostre guance.

La Balbuzie inizia molto prima, quando, pensando alla frase che dobbiamo dire, sentiamo che quella parola non uscirà ed a quel punto, in un tempo sempre troppo breve, si deve pensare al sinonimo da utilizzare per poter superare il blocco oppure alla frase alternativa per poter esprimere lo stesso concetto oppure… si tace.

Anche non parlare può voler dire aver balbettato ed il fatto che gli altri non se ne siano accorti non significa che la balbuzie non si sia manifestata.

Smettere di balbettare non significa non avere più blocchi evidenti all’esterno. Smettere di balbettare è molto di più, è pensare senza blocchi, è poter dire esattamente quello che abbiamo pensato.

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