Balbuzie Suoni da correggere

Gli esercizi che vengono effettuati durante il corso si basano su tre suoni non appresi che causano il blocco. Il balbuziente è abituato a porre l’accento sulle consonanti, in tal modo la frase si spezza e si presenta l’eventualità del blocco. L’insorgere del blocco può dipendere anche da altri fattori: l’ansia, l’interlocutore, la situazione ambientale e lo stato emotivo.

Ma per ora soffermiamoci sull’aspetto prettamente tecnico: il blocco nasce in partenza o in ripartenza?

Quali sono gli esercizi?

UAAAA

Quando ci sono due vocali vicine ma di due parole diverse, cioè una parola che finisce per vocale con la successiva che inizia anch’essa per vocale.

piÙ Avanti sonO Andato

In tutti questi casi i balbuzienti staccano le due vocali facendo una piccola interruzione tra la parola “più” e la parola “avanti”. Più cresce il livello di ansia più il distacco è maggiore e più c’è la possibilità che ci sia una ripetizione della “A” o un arresto sulla “A” (blocco) che praticamente resta in gola. L’obiettivo del corso è rieducare questo suono ristabilendo la sua produzione naturale.

BIIIIA

La parete Biiiiianca. Il balbuziente in una frase del genere pone erroneamente l’accento sulla B, quando invece dovrebbe essere messo sulla I. È chiaramente un singolo caso e ci sono delle eccezioni ma ogni volta che si incontrano due o più vocali vicine all’interno di una stessa parola (bianco, auto, aiuola, miei), i balbuzienti sono abituati a mettere l’accento sulla consonante che precede la coppia di vocali, forzandola e/o prolungandola.

PRRRRA

PRATO. Ogni volta che una R è preceduta da un’altra consonante (in questo caso la P) l’accento dovrebbe essere messo sullaR, mentre i balbuzienti si soffermano sulla P. Il problema si accentua se dopo la R si trova una vocale chiusa, O e U.

Come sono stati trovati?

Giuseppe Coppola si registrò con una videocamera e poi confrontò il suo parlare con quello di Vittorio Gassman mentre interpretava “La Divina Commedia”. Nel confrontare i due video andò a studiare le differenze che c’erano. Al di là dei blocchi si accorse che il suo eloquio si differenziava proprio su questi tre accenti e nei giorni successivi si accorse che questi erano la causa delle interruzioni che aveva nel parlare. Interruzioni che possono provocare l’insorgere del blocco. Non restava che provare a ristabilire questi accenti e vedere cosa succedeva.

Iniziò così il suo lavoro per smettere di balbettare con un approccio innovativo poiché prima di questa nuova metodologia di lavoro tutti gli studi di settore avevano attribuito la balbuzie prettamente ai suoni consonantici.

Ristabilendo i tre accenti studiati si accorse che anche tutte le altre consonanti più ostiche non creavano nessun problema.

Per chi ha già partecipato ad altri corsi questi esercizi non sono una novità, perché?

In questi anni molti corsi hanno insegnato gli stessi esercizi, non prendendo in considerazione che l’utilizzo errato di questi esercizi crea l’illusione di aver smesso di balbettare. Infatti se vengono utilizzati come trucco per aggirare i blocchi o per superarli essi funzioneranno solo all’inizio e dopo poco tempo si ricomincerà a balbettare.

Durante e dopo il corso non verrà mai utilizzato il metronomo, l’uso di un dispositivo esterno è stato in passato la chiave per capire il principio logico del pensare senza blocchi e oggi lo stesso principio è attuato in un linguaggio che segue gli stessi tempi utilizzati dai normoloquenti.

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