A parlare è Giuseppe Coppola:
Due cose non digerivo quando frequentavo corsi per risolvere il mio problema di balbuzie: la prima, che ovunque andassi dovevo prima “appoggiare i soldi sul tavolo” e poi potevo iniziare a parlare dei miei problemi; la seconda, che non riuscendo a farcela, la responsabilità dell’insuccesso era sempre e comunque la mia (non mi ero impegnato abbastanza, non avevo ascoltato abbastanza le cassette, non ero abbastanza maturo…).

Sono questi i motivi che mi hanno spinto a prendere la mia prima vera decisione a partire dal momento in cui ho intrapreso questa avventura, cioè di invertire questi due principi ispiratori dei miei ex falsi profeti.

I nostri corsi, quindi, rappresentano in qualche modo una scommessa tra noi e gli allievi:
il pagamento avviene solo alla fine del corso ed in caso di risoluzione del problema, a discrezione esclusiva dell’allievo.

Ed è così non solo perché siamo fermamente convinti che nel momento in cui si voglia offrire un servizio, questo vada ricompensato solo ed esclusivamente in caso di soddisfazione da parte del fruitore dello stesso, ma anche perché in questo modo vogliamo sottolineare che, in caso di insuccesso, non intendiamo riversare la “colpa” sull’allievo ( pratica piuttosto diffusa in questo campo, ma che ha conseguenze deleterie sulla psiche dell’allievo in quanto tende a fargli vivere la cosa come una sconfitta personale), ma bensì accollarcene noi tutta la responsabilità.

Chiarito il nostro punto di vista, però, permetteteci di fornire un dato significativo: in più di 15 anni di attività, con più di 1900 allievi all’attivo, 11 persone hanno deciso di non corrispondere il compenso l’ultimo giorno di corso (peccato siano “scappati” con il metronomo…).