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Roma 11.01.2009
Inizio Corso 12.01.2009
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FEDERICA
Ciao ragazzi, mi chiamo Federica ho 20 anni e sono di Torre del Greco in provincia di Napoli, anche io sono stata balbuziente, uso il passato perché da 7 anni ho risolto il mio problema, volete sapere come?
La mia storia ha inizio circa 17 anni fa, proprio con le prime parole dette, quindi a soli 3 anni ho cominciato la lotta con la balbuzie ed il “va e vieni” da medici di ogni genere, il primo è stato un pediatra, disse che il problema non esisteva in quanto stavo imparando a parlare e una volta sviluppato il linguaggio sarebbe andato via da solo, non si doveva fare altro che aspettare. Nell’attesa la balbuzie aumentava, pensate le mie maestre dell’elementari non ce la facevano più a sentirmi parlare così, e suggerirono ai miei genitori di portarmi da un logopedista, ci sono andata per tre anni, tre volte a settimana per un paio d’ore al giorno, il risultato? Beh, posso dire di aver imparato a respirare con il diaframma, a leggere con il metronomo e ad aspettare una guarigione che non arrivava mai. Di conseguenza mi chiudevo sempre più in me stessa, soffrivo di colite nervosa naturalmente perché ho sempre preferito stare in silenzio piuttosto che impiegare dieci minuti per dire una sola parola; ho però avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno sempre capita, c’è un detto che dice “la mamma intende il figlio muto” ed è stato proprio così, leggevano la sofferenza nei miei occhi, non mi sentivo accettata da nessuno, per i miei compagni di classe ero solo motivo del loro divertimento, le maestre non mi facevano mai leggere in classe e le interrogazioni erano per lo più scene mute, mi sentivo diversa. Intanto nacque mia sorella e forse per la troppa gioia, per l’agitazione che provavo, non ero capace di dire nemmeno una parola, i miei genitori preoccupati si rivolsero ad uno psicologo il quale mi fece cominciare un ciclo di terapie che consistevano in sedute in cui il dottore praticamente si “impicciava dei fatti miei”, e pensate dopo due anni di chiacchiere continue disse testuali parole: “la bambina è sana, non ha problemi, il lieve difetto di pronuncia che ha non è importante, potrebbe anche andare via da solo”.
Vi sembrerà strano, ma della mia infanzia ricordo tutto, ogni sensazione, ogni sconfitta sentivo che mi rendeva sempre più debole, demoralizzata e in più quel che è peggio mi sentivo responsabile in prima persona, sentivo il peso sulle spalle della delusione dei miei genitori soprattutto perché, risolto o meno il problema, i “bravi medici” che purtroppo ho incontrato dovevano essere retribuiti, e anche profumatamente, era come se non li avessi ripagati, come se li avessi delusi in quanto balbettavo ancora. Intanto il tempo passava ma la balbuzie no, iniziavo ad entrare nella fase adolescenziale e il peso del mio problema era sempre più pesante.
Come vi siete potuti accorgere la balbuzie l’ho chiamata più volte problema e vi assicuro che è il termine adatto, noi balbuzienti abbiamo la frase da dire prestampata in mente, se sentiamo che sta per arrivare un blocco su una determinata parola la sostituiamo, spariamo fuori la frase e speriamo che ci assista qualche santo; a tutto questo c’è da aggiungere l’interlocutore, per noi un fattore micidiale, ce ne sono di diversi:quello con lo sguardo di chi cerca di capire ciò che stiamo dicendo, quello che ci dice di stare calmi e fare un respiro profondo, quello che mentre parliamo e abbiamo un blocco ci suggerisce la parola da dire…Insomma non dicevo mai quello che avrei voluto sempre dire, e ditemi voi se la parola adatta da usare non è “problema”.
Naturalmente anche alle scuole medie i problemi non mi avevano abbandonata, cercavo di parlare il meno possibile, dando risposte solo nel momento in cui mi veniva chiesto qualcosa. Un altro ostacolo da superare era il I° anno delle scuole superiori, mi terrorizzava il pensiero della novità, non conoscevo nessuno e quindi non c’era nessuno abituato a sentirmi balbettare, dovevo ricominciare tutto da capo. Per fortuna non è stato tanto difficile perché ho trovato persone disposte ad ascoltarmi, ovviamente solo alcune amiche, però questo già mi rincuorava. E’ stato proprio nell’estate del passaggio tra il I° ed il II° anno superiore che la mia vita è cambiata:una sera del 1997, guardavo il Maurizio Costanzo show e vidi Peppe, un ragazzo che aveva avuto il mio stesso problema ed era riuscito a risolverlo da solo creando un metodo innovativo che portava in giro per l’Italia; mi colpì il suo modo di parlare e le testimonianze di coloro che avevano già fatto il corso ed erano tornate ad essere finalmente normali. Così decisi di contattarlo e la fortuna volle che il corso a Napoli cominciava dopo due giorni. Delusa dal passato, l’ultima cosa che non avrei voluto era quella di essere presa nuovamente in giro, l’unica cosa che mi rassicurava era la modalità di pagamento che avveniva solo a risultato ottenuto, e allora mi sono detta “ perché non andare a vedere cosa mi dice? ”.Il corso durava quindici giorni, durante i quali Peppe raccontava semplicemente il suo cammino e spiegava il metodo da lui utilizzato esercitandoci a farlo in gruppi con insegnanti che a loro volta avevano fatto il corso; Era un metodo che con il passare del tempo doveva diventare nostro, più ci esercitavamo ad usarlo più ci veniva naturale applicarlo. Per la prima volta in vita mia ho provato la sensazione di parlare senza blocchi, dire tutto ciò che mi passava per la mente, ho ritrovato proprio il gusto del parlare e tutto questo grazie a Peppe. Dopo la fine del corso Peppe mi aveva proposto di dargli una mano ad insegnare in Campania e io non ho potuto far altro che accettare per aiutare altre persone ad uscire dal problema senza affidarsi ad incompetenti; dopo sette anni eccomi qui ad insegnare ancora ed è la cosa che più mi riempie di gioia, vedere persone che alla fine del corso camminano a testa alta, con lo sguardo sicuro e il sorriso sulle labbra, è una sensazione indescrivibile. Il consiglio che posso darvi è quello di venire a provare le stesse sensazioni che abbiamo provato in più di 1400 persone sparse per l’Italia e dire finalmente di essere EX-BALBUZIENTI.
Federica
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