• HOME
  • LA BALBUZIE
  • CHI SIAMO
  • I NOSTRI CORSI
    • Roma
    • Napoli
    • Bari
  • IL NOSTRO VIAGGIO
  • TESTIMONIANZE
  • CONTATTI
ad
Balbuzie
Friend me on FacebookFollow me on TwitterAdd me to your circlesFollow my company on LinkedInWatch me on YouTube

Testimonianze

  • Debora Visco
  • Diego Losito
  • Marcella Vecchiarini
  • M.P. "Il Professore"
  • Debora
  • Fulvio
  • Marco Natali
  • Alfonso Marino
  • Valerio Calabria
  • Cristian Pakers
  • Matteo Barduzzi
  • Armando Puggioni
  • Carlo
  • Sandro Lucarini
  • Federica Laudati
  • Michele di Corato
  • Roberta Minella
  • Veronica Di Salvo
  • Erica Toccafondi
  • Roberto
  • Antonella
  • Flaviano Ioimo
  • Federica
  • Gennaro De Risi
  • Michele Minichini
  • Eleonora Pittalis
  • Elisabetta Caccia
  • Andrea Giorgi
  • Alessandro Giannini
  • Consuelo Cannas
  • Emilio Cecchini
  • Francesco Costa
  • Andrea Gatto
  • Daria
  • Valerio Cuppari
  • Valeria
  • Cristiana D'Ercoli
  • Roberta Faraci
  • Maurizio Puggioni
  • Eugenio
  • Romina Romagnuolo
  • Federico Frari
  • Gabriella Lungo
  • Gabriele Solombrino
  • Gabriele Amoroso
> ?

Valeria

Città: Palermo

 

Da due mesi non balbetto più; sembra strano dirlo dopo 33 anni di convivenza con la balbuzie fatta di periodi di tolleranza altalenante nei suoi confronti ma sicuramente sempre di forzata sopportazione. Sono cambiate un po’ di cose nella mia vita da quando ho frequentato il corso con Giuseppe, Flaviano e Paolo: è cambiato il mio modo di affrontare delle situazioni che prima mi facevano paura, è cambiato il mio modo di considerare la balbuzie e soprattutto sono cambiate alcune mie sensazioni. Per spiegare meglio quello che voglio dire, mi viene in mente un libro molto bello di Italo Calvino, “Lezioni americane”, dove nel capitolo dedicato alla “Leggerezza” scrive a proposito della pesantezza: “In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita”.

La balbuzie mi ha sempre dato una sensazione di pesantezza sia fisica che di pensiero; da balbuziente sentivo il mio corpo rigido, il diaframma bloccato, un continuo peso sullo stomaco era il sintomo più evidente di come l’ansia non mi abbandonava mai, da un po’ di tempo sentivo persino i muscoli del mio viso tesi, la mia bocca rigida e tutto questo succedeva anche quando non parlavo. Ero balbuziente nell’anima, nel cervello, nella personalità! A volte avevo bisogno di appoggiarmi a qualcosa o di sedermi per riuscire ad avere meno ansia nel parlare, come una persona claudicante che ha bisogno delle stampelle o di un qualsiasi punto di appoggio per sorreggersi. Il blocco interessava molto di più che la sfera del linguaggio: i miei pensieri erano più lenti e confusi quando mi sentivo più balbuziente del solito, la frustrazione mi assaliva quando avrei voluto dire qualcosa di interessante, ma preferivo stare zitta per non balbettare o se riuscivo a parlare veniva fuori qualcosa che era sintatticamente più semplice di quello che avevo pensato, sicuramente più banale. Qualsiasi cosa, anche la più stupida, poteva diventare di una pesantezza insopportabile se sapevo già che la parola che avevo in testa non sarebbe mai uscita dalla mia bocca e sfiancante si rivelava la ricerca spasmodica di un sinonimo che potesse sostituire il significato che quel termine riusciva a rendere a perfezione. Il linguaggio serve sì ad esprimere il pensiero, ma allo stesso tempo il pensiero si nutre del linguaggio e cioè la capacità di esprimere i concetti facilita lo svolgimento e il fluire del pensiero. La balbuzie, non solo non mi faceva esprimere al meglio quello che avevo in testa, ma a sua volta per retroazione faceva sì che il mio pensiero diventasse più semplice e sintetico. La balbuzie ha anche condizionato alcune mie scelte e dunque la mia capacità di proiettarmi nel futuro; qualcuno potrebbe dirmi che questa è la solita strategia per nascondersi dietro la balbuzie, per non affrontare il mondo e per scaricare su di lei le colpe per tutti gli insuccessi. Probabile anche che sia così, ma è anche vero che la balbuzie ti fa sentire una perdente ancora prima di cimentarti in qualsiasi cosa, ti colloca almeno di un gradino al di sotto rispetto agli altri e di conseguenza ti porta spesso a rinunciare o ad affrontare in modo non sereno situazioni che per gli altri sono normali. Agli esami universitari, per fare un esempio, qualcuno poteva essere preoccupato e un po’in ansia per lo svolgimento dell’esame in sé e per il suo esito; la mia unica preoccupazione riguardava la figuraccia che avrei fatto davanti ai professori o, peggio, davanti ai miei colleghi. La balbuzie ti fa perdere di vista le cose che per te sono importanti, ti abitua ad evitare, a delegare, a rimandare …

Quando avevo i blocchi era come se il tempo si fermasse, così come anche le persone e le cose che mi stavano intorno o, forse, era solo il desiderio inconscio che nessuno si accorgesse di quello che mi stava succedendo e si ritrovasse ad ascoltarmi a blocco superato , come se non ci fosse mai stato. La balbuzie è come la mitologica Medusa che pietrifica e immobilizza chi la guarda negli occhi. Forse solo chi è balbuziente o chi lo è stato può capire certe sensazioni, certamente fa più fatica a comprenderle chi considera la balbuzie solo un semplice e, perché no, anche simpatico intoppo del normale eloquio.

Eppure io non ero solo questo: le persone che mi conoscono mi hanno sempre considerato una persona allegra, solare, che ama stare in compagnia e comunicare (nonostante tutto). E’ vero, era come se avessi due personalità: una balbuziente che mi bloccava e mi paralizzava e un’altra non balbuziente (o poco balbuziente) che mi faceva apparire quella che probabilmente si avvicinava di più all’idea che avevo di me stessa. In passato riuscivo anche a fingere, a non balbettare in alcune circostanze e con alcune persone, ma da un po’ di tempo ero diventata balbuziente con tutti e in tutte le situazioni e la cosa mi faceva soffrire ancora di più, avendo sperimentato in passato come ci si sente a riuscire a parlare anche senza blocchi.

Poi la svolta: su internet, alla voce “Balbuzie” si apre il sito di Si.Cu.Ba e con questo una nuova pagina della mia vita. Ritornando a Calvino c’è un passo in cui scrive: “ Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro”. Il corso mi ha dato una nuova visione della balbuzie e anche una soluzione ( non male!), mi ha dato la possibilità di rendermi conto che la balbuzie non è un destino ineluttabile che mi è stato assegnato, ma un problema da cui si può venire fuori. Mi sono affidata completamente a Giuseppe, Flaviano e Paolo, facendo esattamente quello che dicevano a me e agli altri ragazzi di fare. La prima settimana si è rivelata un po’ strana perché la lingua tecnica ci portava a fare degli esercizi che non ci facevano sentire proprio normali (ammesso che esista la normalità), ma io li trovavo comunque divertenti e poi… non avevo alternative! Durante la seconda settimana c’è stato lo sviluppo di quella lingua che andava diventando via via sempre più simile a quella parlata dai non balbuzienti. Per prove ed errori cominciai a verificare fuori se la nuova lingua funzionava e più provavo, più mi accorgevo che riuscivo a parlare molto bene, in modo rilassato e che non una sola traccia di balbuzie emergeva. Incredibile! Incredibile soprattutto quando all’esame di un corso di specializzazione sostenuto tre giorni prima della fine del corso, riuscii a parlare benissimo, totalmente senza blocchi e non solo, avrei voluto parlare ad oltranza se solo i professori non mi avessero fermata, cosa mai accaduta prima d’ora! Era la dimostrazione che anche in situazioni di ansia molto alta riuscivo a parlare bene seguendo quello che avevo imparato durante il corso. Le ore passate insieme ai ragazzi si sono anche rivelate dei momenti molto intensi in cui le sensazioni di ognuno di noi si incontravano, si mescolavano, non erano più individuali ma appartenevano al gruppo e le emozioni che aleggiavano in quella stanza mi si attaccavano addosso e mi commuovevano profondamente. Ho pianto tanto, come non facevo da tempo! La notte dopo l’esame ho sognato di volare e improvvisamente mi sono state chiare alcune cose. Il mio sogno ricorrente è sempre stato quello di volere volare, ma in ognuno dei miei sogni riuscivo solo a fare dei salti molto alti che mi davano solo pere un po’ la sensazione del volo, ma che mi riportavano sempre con i piedi per terra. Probabilmente il desiderio di volare era il desiderio di riuscire a parlare bene e i salti che mi davano questa sensazione erano quei momenti in cui effettivamente riuscivo a parlare bene. Quella notte sognai invece di prendere la rincorsa e di avere molta paura, ma di riuscire finalmente a spiccare il volo, a sperimentare il piacere di volare, anche se tutto questo avveniva dentro le mura di un’enorme stanza in penombra dal tetto molto alto. Era già un passo in avanti, ma non bastava. Non basta! Ancora adesso, nonostante le continue conferme, a volte ho un po’ paura, ma questa volta non è una paura che mi paralizza, ma mi spinge ad affrontare tutte le situazioni che mi si presentano e ogni volta ne esco sempre più forte e sicura. Sto facendo un percorso che spero mi porterà presto a sognare di prendere il volo verso l’alto, di allontanarmi dalla terraferma verso spazi sconfinati in cui sperimentare a pieno questa nuova sensazione di leggerezza. Si, è una sensazione di leggerezza adesso che sento dentro di me contrapposta alla pesantezza della balbuzie. “ E così Perseo, che si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole e che vola coi sandali alati riesce a sconfiggere la terribile Medusa e dal suo sangue nasce un cavallo alato, Pegaso… La pesantezza della pietra può essere rovesciata nel suo contrario”.

Valeria.

No related posts.

Copyright Sicuba 2010. All Rights Reserved Giuseppe Coppola.