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Balbettare

A parlare è Giuseppe Coppola, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la balbuzie è “Un disordine nel quale il paziente sa con precisione ciò che vuole dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizione e/o prolungamenti di suono”.Sono anni che sento questa definizione, probabilmente è la più completa, però… secondo me manca qualcosa. Quello che non è mai stato preso in considerazione è l'aspetto più intimo, le sensazioni di un balbuziente nel momento in cui sente che quelle P, C, D, M (e chi più ne ha più ne metta) non vogliono proprio uscire. È stato proprio analizzare quel momento nel quale si prova a cambiare parola o ad inserire un intercalare per poter superare il blocco, che mi ha fatto capire perchè tutti coloro che avevano provato a curarmi non erano riusciti nel loro intento.

Valerio Cuppari


Città: Roma – Età: 26

Ciao a tutti sono Valerio e volevo scrivere queste righe per raccontarvi come è cambiata la mia vita dopo il corso di Peppe.

Avendo un padre balbuziente ho “sviluppato” (ahimè) questo modo di parlare fin dalle prime parole. Ricordo che fin da piccolissimo nel rapportarmi con gli altri bambini mi rendevo conto di avere qualcosa che non andava e facevo molta fatica nell’esprimere i più semplici concetti.

Con il passare del tempo la balbuzie si era insediata in me come un parassita che succhiava tutti i miei pensieri e tutto ciò che volevo esprimere, mi aveva stretto tra la sua morsa e non sapevo come liberarmi. Non ho mai voluto arrendermi ad essa e cercai di reagire con le poche armi che avevo a disposizione. L’unica cosa che sono stato in grado di fare è stata quella di sviluppare un atteggiamento che riuscisse a compensare questo mio difetto. Così cercavo di “acchialapparmi” la simpatia dei “ragazzini delle ultime file” per essere intoccabile, per far parte di loro. Questa maschera, però, cadeva in continuazione in ogni situazione che doveva essere affrontata con ansia elevata. Alle medie ad esempio ricordo il trauma dell’ora di religione. Tutta la fatica che avevo fatto per farmi vedere in un determinato modo, il Valerio simpatico, sorridente, “caciarone” veniva distrutta in soli 5 minuti.

Il nostro insegnante faceva leggere a tutti una parte della Bibbia e ricordo benissimo cosa provavo in quei momenti. Appena si iniziava facevo subito il calcolo su quando sarebbe stato il mio turno. Tremavo; ogni qualvolta un mio compagno finiva di leggere e si passava al successivo, sentivo il cuore accelerare, tenevo il segno e mi facevo un’idea su quale pezzo sarebbe toccata la tortura. Rileggevo e rileggevo la mia possibile parte, e già in testa mentre seguivo con gli occhi, sapevo che mi sarei bloccato. Cercavo di tranquillizzarmi, rileggevo e rileggevo, mi ripetevo di stare calmo, che erano solo 5 minuti. Poi ad un tratto il prof :” Valerio, tocca a te!”. Mi scoppia il cuore, con il terrore negli occhi inizio a leggere. Le parole non escono, sento i blocchi in testa e nella pancia per lo sforzo che faccio nel cercar di leggere, sono senza fiato. Tutta la classe è muta. Echeggia in quelle 4 mura solo la mia voce, discontinua, affannata, faticosa. Nessuno ha il coraggio di guardarmi. Tutti fanno finta di seguire, anche se non c’è nulla da seguire perché non riesco ad andare avanti. Sono inerme e vulnerabile. Poi il prof passa la parola prima dello scadere dei 5 minuti al mio compagno di banco. È finita. Ha vinto ancora lei. Devo re iniziare da capo e fare finta di niente, non è successo niente.

Così tentai in terza media di risolvere il problema affidandomi ad un noto corso di balbuzie. L’unica cosa che mi venne insegnata era di parlare con una sorta di cantilena. Funzionava!!! parlando in quel modo strano riuscivo a non bloccarmi!!cavolo, sentivo di aver risolto tutti i miei problemi!! ma… alla prima prova di ansia alta la cantilena non funzionò e continuò a non funzionare. La mia speranza di guarire si dissolse in neanche 20 giorni. Non ci potevo credere, aveva vinto ancora lei ed avevo capito che non ne sarei più uscito. Mi crollò il mondo addosso, pensavo di aver sbagliato io, forse non mi ero impegnato abbastanza, forse potevo fare di più, forse non ero così bravo. Ma allora perché quando ero lì funzionava?? lo capii solo in seguito… e così continuavano ad arrivare lettere di corsi di aggiornamento e leggerle per me era uno strazio, io non avevo nulla da aggiornare, andavo ricostruito!! ricordo bene gli occhi dei miei quando arrivavano quelle lettere. Speravano in una guarigione forse più di me e il loro sguardo arreso faceva sprofondare la mia autostima.

La maschera anti-balbuzie, per quanto difficile da indossare durò fino alle superiori. L’università cambiò tutto. Data la difficoltà delle esposizioni e la sempre più consapevolezza del mio limite fonetico e la paura del futuro, la balbuzie era sempre più parte di me.

Stavolta niente maschera eravamo solo io e lei non solo agli esami orali dove VOMITAVO blocchi, sospiri e sinonimi in continuazione, ma anche nei miei pensieri notturni non c’era altro che lei. Aleggiavano in me gli incubi esistenziali, l’ombra nera della balbuzie mi accompagnava ovunque e la paura di aprire bocca aveva preso il sopravvento su me stesso.

Ricordo il mio migliore amico che un giorno mi disse:”Valerio sei diventato più cupo, che hai?”

Cazzo, era vero quell’aggettivo me lo sentivo addosso, ero cupo. Ma non trovai il coraggio di parlare dell’argomento tabù, anche perché sapevo che non mi avrebbe capito. Cosa avrei dovuto dirgli? La balbuzie mi stava corrodendo l’anima? Quale consiglio avrebbe potuto darmi lui che parlava così bene? Non pensarci, si sente appena?? Quanto mi sentivo solo!

La svolta della mia vita avvenne nei giorni di preparazione della tesi di laurea. Stavo male, il solo pensiero di dover affrontare con un microfono una discussione pubblica, in piedi, davanti a professori, amici e parenti mi faceva vivere con un sorta di pugno perenne nella pancia. Per una volta che avrei voluto esprimere tutto quello che sapevo con impegno e chiarezza, per una volta che avrei voluto far vedere agli altri veramente chi ero, per una volta che avrei dovuto preoccuparmi solo ed esclusivamente della mia tesi, del mio voto, della mia preparazione…pensavo solo ed esclusivamente a quanto spesso mi sarei bloccato e se sarei stato in grado almeno di esporre un terzo della tesi.

Dissi basta!! e vidi il famoso video di Peppe e pensai:”devo tentare!”. Il pagamento solo a risultato ottenuto attirò ancor di più la mia attenzione e così ad appena 15 giorni dalla tesi mi incontrai con lui e rimasi subito colpito da come parlava di balbuzie: in 10 minuti mi spiegò tutte le sensazioni ed i processi logici che attuano i balbuzienti mentre parlano e sembrava parlasse di me, della mia testa, di quello che faccio mentre parlo, di quello che penso.

Accettai ma, (ahimè), il corso iniziava 20 giorni dopo la mia laurea e così fui costretto ad affrontare la mia ultima prova da balbuziente con la speranza che quella dovesse essere l’ultima volta, doveva essere l’ultimo sforzo che dovevo fare, l’ultima fatica che segnasse un nuovo percorso, una nuova vita.

Ed iniziarono così le 2 settimane più importanti della mia esistenza. Per la prima volta incontrai persone con il mio stesso problema, per la prima volta potevo parlare di tutto ciò che la balbuzie mi aveva negato, per la prima volta mi sentivo capito e soprattutto per la prima volta non mi sentivo solo.

La cosa stupefacente è che per quante persone balbuzienti e tutte diverse ci siano, la balbuzie era il nostro minimo comun denominatore; eravamo tutti legati da essa, dallo stesso tipo di sensazione che trasmette e tutti comprendevano la profondità di cosa era accaduto all’altro durante la sua vita da balbuziente. Finalmente potevo liberare 25 anni di blocchi a persone che capivano cosa si provasse!!

I 15 giorni volarono e tornai a casa come una persona nuova! Il metodo stavolta funzionava!!a differenza dell’altro corso, sapevo perché non balbettavo, anzi, il corso finisce proprio quando sei in grado di spiegare agli insegnanti perché non si balbetta più. Funziona perché finalmente sapevo cosa fare in situazioni di ansia elevata e perché sapevo esattamente come affrontarle senza tecniche inutili basate sul controllo dell’ansia. Il balbuziente non riesce a controllare l’ansia, anzi è ansioso di natura è come vietare ad un cane di annusare, di reprimere il suo istinto. Ma lavorando sulla velocità di parola con cui parlare rapportata all’ansia della situazione e fare quindi come ci avevano insegnato, anche se mi scoppiava il cuore dalla paura riuscivo a parlare fluentemente e senza problemi.

Mancava solo la prova decisiva, la rivincita. L’occasione avvenne a febbraio 2010 dove in un corso che seguivo era prevista una discussione orale da presentare davanti all’insegnante universitaria e a tutti i frequentanti del corso. Avevo una paura matta ma presi la palla al balzo. Per me quella rappresentava l’esatta ricostruzione della mia paura da balbuziente più grande. Parlare per un’ora davanti a 20 persone! Cavolo mi veniva da piangere, nonostante la paura, l’agitazione, per la prima volta in vita mia sentivo la mia voce in un contesto come quello fluente, chiara, senza intoppi. Ho assaporato il gusto di spiegare agli altri, concetti complicati, ho assaporato l’attenzione che si leggeva nei loro occhi per quello che dicevo e per la chiarezza con cui mi esprimevo. Quello che per me fino a poco tempo fa aveva rappresentato un incubo, ora si era trasformato in un piacere…per la prima volta sentivo di gestire il palco e non di subirlo!! ero guarito!! non avevo più paura di aprire la bocca!!

passato più di un anno da quando ho fatto il corso e mi sono preso tante rivincite. È passato più di un anno e ancora mi emoziono quando parlo, quando sento che riesco ad esprimere esattamente ciò che voglio dire sapendo che questa sensazione non mi abbandonerà mai. È passato più di un anno e sento che l’alone nero della balbuzie che mi ha accompagnato per 25 anni non tornerà più. È passato più di un anno e della balbuzie ho conosciuto tutti i suoi aspetti: a volte ci ha protetto, l’abbiamo odiata, l’abbiamo usata per difenderci, ci ha svuotato, ci ha fatto piangere, qualche volta ci ha fatto ridere….abbandonarla fa paura perché rimani allo scoperto è vero, ma smettere di balbettare oltre che a godersi in pieno le proprie vittorie, non significa altro che assumersi le proprie responsabilità e scoprire realmente chi siamo.

Valerio Cuppari

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